pep llambias viviana checchia

La parola secondo Llambías
Viviana Checchia

La scrittura è la forma percettibile delle immagini acustiche insite nella lingua (de Saussure) e così le parole luminose di Pep Llambías rappresentano un esempio di siffatta capacità di evocare i suoni.
L’utilizzo di elementi della scrittura nell’ambito delle ricerche concettuali è piuttosto diffuso ma è uno solo degli aspetti caratteristici della produzione creativa degli artisti di tale tendenza. C’è da dire, peraltro, che fra l’Arte concettuale, da una parte, e la poesia visiva e concreta, dall’altra, si possono riscontrare delle analogie, ma son tante di più le differenze.
Sottile ed elegante è la ricerca concettuale di Pep Llambías. Come in HEArT, opera esposta alla Galleria Trisorio nell’ occasione di una sua recente mostra in Italia.  HEArT rappresenta una approfondita riflessione fra parole e suoni: il cuore, definito ed analizzato nella sua vulnerabilità, nella sua intensità, un cuore infiammabile (HEAT). Nell’idioma utilizzato, l’inglese,  come pure in francese o in italiano, l’utilizzo della erre è molto importante ed è così che l’idea di Pep Llambías non costituisce un semplice lavoro su un concetto grafico ma un qualcosa in più, suscettibile e capace di evocare quei suoni che han fatto la storia del futurismo. Una erre, quindi, non così impalpabile e poco fisionomizzata come in spagnolo, ma una erre che si fa sentire, che fa rumore, che è (in)visibile nella sua evidenza. I futuristi vedevano nella R una componente fonetica irresistibile, non solo quando la declamavano ma anche nella scrittura. Essi stessi, attraverso queste manifestazioni, sono i padri dell’arte verbovisuale , sotto ogni suo aspetto.  Si potrebbe quindi leggere HEArT come una dedicatoria “italiana”.In maniera de tutto differente Pep Llambías interpreta ed elabora la parola NOTHING. Questa volta senza suoni né grafica. NOTHING, scritto al neon, come le altre parole, sembra una reclame. Un semplice cartello pubblicitario nel bel mezzo della galleria. Ogni singola lettera che compone la parola NOTHING è appesa ad un gancio come in una beccheria, ma quel che si vende è il “nulla”. Quel che è in vendita, in realtà, è solo il desiderio, la voglia di qualcosa che viene stimolato dai media.
Pep Llambías, nella sua opera, finisce per essere apocalittico ed in TEARS, come in SOLEDAD, ci parla di una tristezza cosmica. Le lacrime (TEARS), anche se a volte banali, sono di per sé stesse nobili e delicate e, per conservarle, pensiamo a contenitori fatti di materiale prezioso, il cristallo o l’argento. I tubi dell’opera di Llambías lasciano intendere che le lacrime dovranno scorrere come fiumi in piena, perché occorreranno milioni di lacrime  per riempirli. Avremo da passare, quindi, una vita intera piangendo. In SOLEDAD, la parola è stata divisa in due distinti scomparti: SOL, il principio della vita, gli albori dei giorni e del mondo, EDAD, il tempo che passa, che invecchia, che muore.
Le parole danno vita, così, al linguaggio. Il linguaggio ha nel dialogo non soltanto il suo scopo finale ma  la sua ragion d’essere, ossia trova la sua motivazione nell’esercizio dell’intendersi. (Gadamer)  Il risultato del dialogo, quindi, non si può mai dare per scontato. E’ la riuscita o la caduta di un evento che si compie in noi.
Anche il titolo di questo breve scritto su Pep Llambías è una parafrasi linguistica: così come gli evangeli (secondo Giovanni, secondo Matteo) rappresentano una interpretazione strettamente personale di ciascuno, così  Pep Llambías manifesta la propria idea della “parola” utilizzando un linguaggio che non la spiega mediante altre parole, come dice de Saussure, ma lo fa in modo diretto e visivo. E’ normale ed istintivo che una semplice parola susciterà in noi, in maniera incosciente, una moltitudine di altre parole. Altri concetti in libera associazione. Ed il risultato è totalmente individuale perché ciascuno di noi porta dentro di sé quel tesoro che costituisce il suo personale idioma. Sicchè Pep Llambías non tenta di convincerci con le sue definizioni, ma ci lascia liberi di viaggiare, ciascuno con la sua fantasia e la sua immaginazione.

Napoli-2008